La riapertura della Cattedrale e la messa in sicurezza

Il centro storico di Agrigento negli ultimi anni si è imposto sulla scena civica e culturale della città come laboratorio di idee e come luogo privilegiato per la nascita di attività imprenditoriali.

Il fermento culturale registratosi sul Colle di Girgenti ha poi, di riflesso, contribuito alla nascita di numerose attività imprenditoriali: b&b sorti nel cuore antico della città, che sta tornando a poco a poco a essere frequentato da turisti e semplici cittadini; un’altra attività commerciale ha alzato le saracinesche, poi un’altra e un’altra ancora…

Il cambiamento è in atto: una presa di coscienza forte ha portato giovani e cittadini a frequentare i vicoli del centro storico e a riappropriarsi della propria identità culturale.

Il cambiamento nasce dal basso, dalla caparbietà e tenacia di investire su di sé, sulle proprie capacità, sulla voglia di mettersi in gioco e darsi un’opportunità. O meglio di dar alito a una speranza, la speranza di vivere e migliorare nella città in cui si vive.

Un processo virtuoso, incrementato soprattutto dalla riapertura della Cattedrale, dopo otto lunghi anni di chiusura.

Riaprirne le porte non ha significato soltanto riaprire un tempio di preghiera, non solo uno scrigno architettonico di tesori.

La Cattedrale ha aperto le sue porte come una madre apre le braccia ai suoi figli.

Una gioia grande.

Un obiettivo caratterizzante della storia della nostra città per il quale ho dato me stesso e per il quale ho passato tante notti insonni. Senz’alcun dubbio l’impegno che in questi anni più mi ha procurato tensione e preoccupazione.

Ho sentito il timore di non veder più riaprire quelle porte. Ho avuto paura di dover perdere per sempre un simbolo e un valore. Non soltanto il timore di dover vedere la nostra Cattedrale abbandonata progressivamente ad un destino di rovina. Ma la paura di veder gravare sulla città un segno di resa totale: la perdita definitiva della speranza, di ogni possibilità di futuro.

Come ha giustamente ricordato in più occasioni il nostro arcivescovo, il cardinale Montenegro, abbiamo sentito a volte spegnersi ogni speranza, e anch’io, tra vacui annunci, inutili passerelle, tavoli regionali vuoti di contenuti, drammatici responsi e rimpalli di responsabilità ho sentito il soffiare di venti contrari.

E in quelle circostanze devo dar atto che la determinazione, la forza incrollabile dell’intrepido Don Giuseppe Pontillo, direttore dell’ Ufficio BB.CC.EE. ed Edilizia di Culto, le sue impetuose parole mi hanno incoraggiato e spronato ad andare avanti.

È così che credo debba essere intesa una comunità: quella che lavora con buon senso, con sincero trasporto, che si sostiene e s’incoraggia a vicenda in un cammino comune di crescita; una comunità che crede nei valori che uniscono, che guarda con fiducia al bene di tutti.

C’è ancora tanta strada da fare per la nostra Cattedrale, per mettere in sicurezza il costone su cui si erge maestosa.

Sono in arrivo 27 milioni di euro.

Il decreto è stato comunicato il 28 aprile 2020 e attiene alla rimodulazione delle risorse del Patto per il Sud-Fondo di sviluppo e coesione destinandole a opere per prevenire fenomeni franosi.

L’intervento consisterà, com’è noto, nel consolidamento della Collina di Girgenti. Sono trascorsi più di due anni da quando minacciai di dare mandato ai legali per omissione d’atti d’ufficio. Erano trascorsi 7 anni di inutili rimpalli tra i Dipartimenti Regionali e due anni d’inconcepibile ritardo per l’avvio della progettazione.

Intanto la Cattedrale subiva gravissimi danni, mentre si metteva a rischio anche l’incolumità delle persone. Nel luglio 2019 la Giunta regionale, riunita ad Agrigento, assumeva l’impegno di spesa. Si avvia a conclusione una vicenda che ci ha tenuto in apprensione per lungo tempo. Con la Chiesa agrigentina e con i cittadini è stata combattuta una battaglia senza mai abbandonare la speranza e con un amore grandissimo per il centro storico. L’intesa nella concretezza con la Regione nel contesto della attuale emergenza sanitaria e sociale sia di buon auspicio perché si possano materializzare nuove consonanze nel dare risposte al tessuto economico-produttivo del territorio nell’immediatezza che questo periodo impone.

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