Dal 2020 al Futuro

Agrigento nel 2020 celebra i 2600 anni dalla sua fondazione.

Il programma è da sempre teso a essere sintesi di sei anni di partecipazione e di condivisione di un progetto che intende porre Agrigento al centro di dinamiche nazionali e internazionali, facendola uscire in qualche modo, da una condizione di marginalità geografica e infrastrutturale in cui si sente relegata.

Per tale ragione la programmazione, ora a causa dell’epidemia Covid 19 rinviata in gran parte al 2021, segue il criterio di selezione di iniziative che possono:

a) ripetersi nel tempo;

b) trasformarsi in prodotti spendibili e generare economia;

c) promuovere Agrigento quale Città d’Europa;

d) valorizzare il processo di coesione e inclusione sociale;

e) valorizzare il territorio e la sua cultura;

f) stimolare le attività di divulgazione per una maggiore coscienza civica;

g) promuovere la conoscenza e la difesa e valorizzazione del territorio per lo sviluppo del senso di appartenenza e di rispetto per il bene comune;

h) condividere l’idea di futuro;

e) avviare percorsi condivisi sulle politiche urbane;

f) stimolare la creazione di modelli di tradizione e innovazione;

g) contribuire al dibattito sulle politiche sociali e occupazionali;

h) approfondire il concetto di benessere nella società moderna.

Agrigento, nel corso di sei anni, attraverso la partecipazione ai bandi di capitale Italiana della Cultura 2017 e 2020 (nel 2015 e nel 2017), l’adesione alla Rete delle Città Italiane della Cultura e con una serie di azioni volte all’internazionalizzazione e alla cooperazione internazionale, ha inteso accettare le sfide di questo millennio e aprire le porte ad una nuova concezione del mondo, in cui i valori della storia siano al contempo tesoro di conoscenza e stimolo per il futuro.

L’occasione delle celebrazioni millenarie, che, come detto, a causa del Covid si protrarranno anche nel 2021, porteranno la Sicilia all’attenzione mondiale, crea le condizioni ideali per sviluppare i temi più scottanti del mondo contemporaneo, per far sì che l’Italia s’interroghi sulle responsabilità umane e su sul suo futuro.

Agrigento, d’altra parte, si propone non più come frontiera dell’Europa ma quale punto di approdo del Mediterraneo, in una sezione della Sicilia sud occidentale che ha il suo avamposto a Lampedusa.

La Città dei Templi, nel celebrare la sua storia multiculturale, attraverso le influenze che ne caratterizzano la lingua, il cibo, le tradizioni, e perfino il patrimonio genetico, può essere il luogo ideale in cui proporre una sorta di Davos capovolto (bottom up): non un confronto del gotha politico ed economico mondiale sulle principali sfide del Pianeta, ma un incontro che scaturisce dall’attivazione territoriale e capillare di laboratori di esperienze e competenze diverse sui temi più disparati, che, avviata la riflessione e dopo aver elaborato una o più proposte di lavoro, culmina in un’articolata espressione del sentire collettivo a cui la partecipazione dei massimi esperti e dei protagonisti dei mutamenti socio-culturali ed economico-finanziari può offrire la propria capacità di ascolto e di “proposta/risposta”.

Ad Agrigento, inoltre, patria di Empedocle, e Città del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, l’incontro di culture, di scienze, di esperienze può favorire il recupero di nuove dimensioni di cittadinanza rispetto al patrimonio materiale e immateriale che sarà ereditato dalle generazioni future, per proporsi anche in tal caso come modello in Europa.

L’azione territoriale

Basilare è che, sin da subito, ci si attivi a più livelli sul territorio e in modo capillare, attraverso momenti di approfondimento e laboratori di esperienze e competenze e, una volta avviata la riflessione ed elaborate le proposte di lavoro, culmini in un’articolata espressione del proprio sentire.

Agrigento è sempre ultima o tra le ultime in classifica nelle rilevazioni statistiche pubblicate da Italia Oggi o dal Sole24Ore sulla qualità della vita. Invero per molte ragioni spesso i freddi dati scattano un’istantanea non veritiera.

Intanto perché elaborano cifre comprese in periodi di gran lunga antecedenti, ovvero dati statistici relativi all’ultima rilevazione Istat sul tema selezionato.

Ma sono i parametri di studio che non fotografano esattamente un livello di qualità di vita che viene percepito da residenti e visitatori.

Si tratta spesso di un’analisi impietosa che assolutamente non coglie la realtà presente. L’analisi viene spesso condotta su alcuni aspetti: sicurezza, criminalità, capacità di innovazione d’impresa, strumentazioni diagnostiche negli ospedali, ma tiene in poco conto quella serie di iniziative virtuose che qualificano il territorio dal Premio nazionale del Paesaggio, alle eccellenze di alcune imprese nell’ambito del turismo relazionale, e all’eccellenza di alcuni settori della ristorazione, improntate a un contesto di sostenibilità e di qualità, che hanno avuto riconoscimenti nazionali e internazionali.

Le rilevazione statistiche, peraltro, spesso modificano sostanzialmente l’approccio metodologico non consentendo raffronti con l’anno precedente. Le macro-aree esaminate che effettivamente classificano Agrigento tra le ultime province, contengono sotto-insiemi su aspetti in cui Agrigento e i Comuni della sua provincia sono mediamente posizionati o addirittura figurano tra le prime in classifica.

Ad esempio: se per qualità della vita prima è Milano e 100^ la provincia di Agrigento, va anche considerato che a retribuzione media annua è di 29 mila euro a Milano e di 14 mila euro ad Agrigento.

Eppure se proviamo ad investire quei pochi risparmi ad Agrigento per l’acquisto di un appartamento semicentrale, Agrigento è seconda, Milano è ultima, quindi è chiaro che una media di 29 mila euro di reddito non basta per comprare un appartamento in zona semi-centrale.

Il tema è la sostenibilità. Parliamo sempre di un coefficiente che sfugge a queste classifiche. Quanto costa fare la spesa a Milano? Quanto costa ad Agrigento? Il rapporto è noto a tutti. I prezzi sono più bassi ad Agrigento e prevalentemente è cibo locale, di buona qualità, delle vicine campagne. Quindi di quale qualità della vita stiamo parlando quando asseriamo che Milano è la migliore?

Come si può definire insicura Agrigento, una città in cui il numero di suicidi è irrilevante, in cui sono rarissime le rapine, in cui i furti in appartamento sono minimi rispetto ad altre città? Dove bassissimi sono i reati contro la persona?

Andiamo all’Istruzione, come possiamo essere tra gli ultimi?

Quest’anno un nostro liceo scientifico è stato eletto tra i migliori a livello nazionale. Come possiamo essere in coda? Forse perché le nostre scuole continuano a sfornare eccellenze per le università e perché le stesse eccellenze dopo le università trovano lavoro nelle grandi imprese o in organizzazioni del nord o all’estero e quindi sfuggono alla classifica?

Sarà anche per questo che, pur essendo in attivo ad Agrigento la nati-mortalità delle imprese, non c’è vivacità sulle start up e sull’innovazione delle imprese?

I nostri migliori cervelli sono catturati dalle imprese del nord ancor prima di conseguire la laurea, spesso sono sfruttati, pochi riescono ad emergere e a far carriera.

Senza voler considerare le numerose eccellenze espresse nell’afte, nell’imprenditoria, nell’innovazione, basti citare la Fondazione Teatro Luigi Pirandello con il suo teatro di produzione e un cartellone di tutto rispetto è tra i primi Teatri in Italia e un bilancio in attivo.

Il Parco archeologico con le sue attività, i suoi progetti, ha all’attivo 1 milione di visitatori.

Andiamo ai dati relativi all’Ambiente.

Siamo risaliti di 44 posizioni nella classifica di Legambiente sull’ecosistema urbano pubblicata recentemente dal Sole24ore. E questo grazie a una buona differenziata che raggiunge il 73%. Siamo tra i primi in Italia. Premiati a livello regionale come Comune più virtuoso. Eppure per queste rilevazioni siamo ultimi.

Appare assurdo che il grado di inquinamento di Agrigento sia pari a Milano, in assenza pressoché totale di emissioni da stabilimenti industriali. Quindi è chiaro che poiché l’Arpa fino all’anno scorso non aveva rilevato dati dalle centraline di rilevamento, avrebbe dovuto essere considerato un “non pervenuto” piuttosto che un dato negativo.

A questo punto vale la pena di dire che Italia Oggi non valuta molti aspetti che per noi invece sono fondamentali: insufficienza di infrastrutture. Una strada ancora incompleta per raggiungere Caltanissetta e quindi l’autostrada Palermo-Catania e lavori ancora infiniti sulla Agrigento-Palermo: due direttrici per i due aeroporti di Catania e Palermo. Troppe due ore in macchina per raggiungerli. Troppe due ore e mezza o tre ore, con i mezzi pubblici.

L’indagine non tiene conto dei ritardi che abbiamo dovuto subire prima di poter parlare di nuova rete idrica ad Agrigento. Un progetto previsto da anni e che solo ora potrà vedere il primo cantiere.

Italia Oggi non può considerare lo stress che abbiamo dovuto subire dal precedente governo per il blocco degli investimenti sul centro storico, 16 milioni e mezzo di euro, o la lentezza di una burocrazia che ha tenuto senza ossigeno altri progetti.

Con Agenda Urbana 17 milioni di investimenti per inclusione sociale, sicurezza, turismo e cultura, risparmio energetico, mobilità sostenibile.

Uno sforzo titanico. Ciononostante mentre il mondo cambia o prova a cambiare non si modifica l’approccio metodologico per comprendere quale debba essere la nostra qualità di via.

Se i cambiamenti climatici, le minacce della pandemia, il rischio desertificazione ci impongono un decisivo cambio di marcia, è pur vero che occorre modificare radicalmente il nostro modo di pensare la qualità della vita. Perché non cominciare da Agrigento?

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