Anti-abusivismo

L’amministrazione Firetto ha reso Agrigento l’eccezione rispetto ad una situazione di abusivismo generalizzato che caratterizza la Regione Sicilia.

Dal 2015 sono state avviate opere di demolizione di opere abusive e si è anche recuperata la vista del mare.

La Sicilia è la quinta regione per reati di abusivismo edilizio: secondo l’ultimo rapporto Mare Monstrum di Legambiente, nel 2019 nell’Isola sono state accertate 933 infrazioni legate al “cemento illegale. Le ordinanze di demolizione effettivamente eseguite, anche quando sono previste da sentenze della magistratura definitive, sono l’eccezione, non la regola.

Agrigento è l’eccezione.

Dopo la demolizione delle prime 8 strutture abusive, effettuata dalla ditta “Giuseppe Capobianco” di Palma di Montechiaro su incarico del Comune di Agrigento, si è passati ad altre 14 costruzioni dichiarate abusive da sentenze passate in giudicato.

Come nella prima tranche di demolizioni, è stato seguito l’ordine cronologico delle sentenze emesse dai vari Tribunali.

Il 24 agosto 2015 viene finalmente eseguito l’ordine di demolizione di un muro di recinzione. Il primo atto di una serie. L’ordine risaliva al 1999, la sentenza di condanna era del 1995, per un abuso accertato ancora prima, nel 1993. Dopo 22 anni di rimpalli in cui nessun sindaco aveva avuto il coraggio di ripristinare la legalità.

I primi effetti? Demoliti anche dagli stessi proprietari altri manufatti per non incorrere in maggiori spese.

E a seguire?

Demolite le baracche intorno allo stadio Esseneto, provvedimento necessario per garantire lo svolgimento in sicurezza del campionato di calcio, Lega Pro in cui milita l’Akragas.

E le demolizioni sono iniziate proprio da un prefabbricato in legno di proprietà del Comune e in uso ai Vigili Urbani nelle adiacenze dello stadio.

Erano orribili, inutili e non garantivano la sicurezza.

Avviate e ultimate anche le operazioni di rimozione della cabine collocate lungo l’arenile antistante piazzale Giglia a San Leone.

Si è conclusa così una vicenda lunga e articolata, fatta di una serie di complesse questioni burocratiche e legali che hanno negato, per anni e anni, la vista del mare dal centro di San Leone e lasciato un pezzo del litorale in stato di abbandono.

Un lavoro silenzioso e a fari spenti andato avanti per quasi un anno, che ci ha permesso di porre fine ad una situazione non più tollerabile.

Un’operazione complessa che, partendo dalla verifica della titolarità delle aree e passando per l’esame attento degli atti e dei procedimenti amministrativi e giudiziari, ci ha condotto ad avviare un confronto con gli organi competenti e con il privato, fino al raggiungimento dell’obiettivo nell’interesse comune.

Dopo decenni la città, con la realizzazione di una suggestiva passerella e di una bella piazza panoramica s’è ripresa il suo fronte mare e la sua spiaggia.

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