Agrigento sotterranea

Da normali lavori di recupero del Muro di via Crispi, progetto ch’era posato tra le scartoffie dell’Ufficio Tecnico, all’itinerario degli ipogei, percorsi che non erano mai stati considerati e valorizzati, se non per sporadiche visite di speleologi, quindi gente esperta.

Invece, gli ipogei sono ora inseriti in un itinerario turistico, riscoperti anche grazie all’itinerario culturale Vie dei Tesori.

Che cosa ha fatto quest’amministrazione con una visione dell’enorme potenziale di questi luoghi?

Ha avviato l’iter per la messa in sicurezza di diversi ipogei.

Ha avviato e completato i lavori per la sistemazione della cisterna, con fondi recuperati dalle somme a disposizione per la ripresa del paramento murario di via Crispi.

Lo ricordate com’era?

Parte del muro che sostiene il tratto del Viale della Vittoria che un tempo era denominato “la passeggiata” gradualmente si sgretolava sulla sottostante via Crispi.

Tutto è stato ben recuperato, messo in sicurezza e illuminato in modo particolarmente suggestivo.

Ora il passaggio nelle ore notturne richiama per bellezza la pietra con cui furono costruiti i nostri templi; al mattino, grazie all’intervento dei cittadini e dell’iniziativa del professor Alfredo Prado, lo sormonta una fila di eleganti vasi in ceramica.

Il Comune ha affidato i lavori di messa in sicurezza della parte interna, che corrispondeva a un’antica cisterna d’acqua dei nostri sotterranei. Le opere sono state completate e hanno ricavato dei locali finalizzati alla valorizzazione di questo bene, al recupero della memoria e alla fruizione sia per esposizioni e mostre che per piccoli eventi. Invece per il recupero generale della rete degli ipogei l’investimento è di circa duemilioni e trecentomila euro.

Il finanziamento è ministeriale.

Per l’intervento il Comune si è avvalso anche della qualificata collaborazione progettuale del Genio civile.

I tratti, una volta recuperati, saranno aperti alla fruizione turistica.

L’ipogeo dell’Acqua Amara si trova dietro il palcoscenico del teatro Pirandello di Agrigento, è uno dei più suggestivi ipogei progettati da Feace che la nostra città può vantare. Sarà messo ulteriormente in sicurezza il tratto che giunge fino a palazzo de Marinis, potrà essere visitato dai turisti. Accanto alla Roma sotterranea, alla Napoli sotterranea, c’è l’Agrigento sotterranea che può catturare flussi di turismo interessati a questo tipo di percorsi.

Il primo percorso, che si trova sotto il viale della Vittoria, è già stato realizzato e messo in sicurezza, è già fruibile. Una volta messi ulteriormente in sicurezza quello dell’Acqua Amara e il primo tratto dell’ipogeo del Purgatorio, avremo tre siti ipogeali visitabili che possiamo offrire a un turismo dedicato. La visione è stata poter dare alla città un nuovo elemento d’attrazione importante da offrire ai turisti.

Nella città dei templi è già attiva l’associazione onlus “Agrigento Sotterranea” costituita da giovani professionisti che da anni si occupano dell’affascinante mondo ipogeo e che intendono offrire al servizio di un innovativo progetto di fruizione dei siti presenti nel territorio. La città di Agrigento, grazie alla sua millenaria storia presenta un patrimonio sotterraneo di notevole interesse costituito da cavità artificiali che localmente sono conosciute come gli Ipogei di Agrigento: sono essenzialmente strutture cunicolari scavate dall’uomo, in periodi diversi, nella stessa roccia con la quale sono stati edificati i monumenti della città e buona parte del suo centro storico: cavità meandriformi, pozzi e grandi cameroni scavati nella calcarenite giallastra al di sotto dell’antico centro di Akragas e sotto lo splendido paesaggio della Valle. Le fonti storiche fanno risalire al 480 a.C. il periodo in cui vennero iniziati i lavori di realizzazione di queste strutture ipogee, ossia quando nell’antica Akragas giunsero, dopo la battaglia di Imera, un elevatissimo numero di schiavi cartaginesi impiegati nei lavori più massacranti quali appunto il taglio delle pietre e la costruzione dei condotti sotterranei. Alcuni ipogei, come quelli presenti nella zona del Santuario Rupestre di Demetra ed altri ancora presenti nel centro storico, si pensa siano stati realizzati in epoche addirittura precedenti.

La maggior parte di queste cavità, per tipologia, ubicazione e sviluppo planimetrico, furono realizzate per assolvere all’atavico fabbisogno di acqua, tipico delle nostre terre: altre cavità, caratterizzate dalla forma spiccatamente tronco-conica, vennero sfruttate per immagazzinare derrate alimentari mentre altre come vere e proprie cave sotterranee di conci di calcarenite.

A questa ultima tipologia è assimilabile la più imponente cavità presente nel sottosuolo agrigentino, l’ipogeo del Purgatorio o Labirinto, così chiamato per le particolari geometrie che caratterizzano questo sistema che consta di ambienti scavati secondo il sistema a camere e pilastri. Molti sono i casi in cui da una originaria tipologia si passava, con ulteriori riadattamenti, ad una tipologia diversa in periodi successivi.

Queste cavità vennero massicciamente rivalutate durante il periodo bellico della prima e seconda guerra mondiale, quando durante i bombardamenti vennero sfruttate come rifugi, soprattutto durante le incursioni aeree.

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